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Automobilista travolge sei ciclisti di Civitavecchia: uno è grave

L’incidente frontale è avvenuto stamane a Tarquinia in località Borgo dell’Argento. La ‘carovana’ di circa 20 sportivi era seguita dall’ex campione Roberto Petito che ha assistito impotente alla tragedia: "Corpi e biciclette in aria. Ho vissuto un incubo". Uno del gruppo è stato trasferito in elicottero al Gemelli, gli altri cinque negli ospedali di Viterbo, Civitavecchia e Tarquinia VIDEO

TARQUINIA - Ha travolto con la sua auto un gruppo di sei ciclisti di Civitavecchia impegnati negli allenamenti insieme ad altri quindici ciclisti seguiti personalmente dall’ex campione professionista Roberto Petito, della Asd Fratelli Petito di Civitavecchia, che ha assistito impotente al tragico frontale avvenuto stamane a Tarquinia in località Borgo dell’Argento, nei pressi della Roccaccia. 

L’investitore, un pastore che viaggiava a gran velocità a bordo di una Golf, ha letteralmente travolto il gruppo di ciclisti che, secondo quanto appreso, procedevano quasi tutti in fila indiana: uno di loro è subito apparso più grave ed è stato trasportato in elicottero al Gemelli di Roma. Gli altri cinque ciclisti sono stati invece trasferiti in ospedale, tra Viterbo, Civitavecchia e Tarquinia, in osservazione. 

Sul posto, oltre ai medici del 118, sono intervenuti anche i Carabinieri della stazione di Tarquinia per i rilievi del caso. 

L’auto è stata sottoposta a sequestro e al conducente è stata invece ritirata la patente in via precauzionale, in attesa dei referti dei feriti  e dell’esito degli esami tossicologico e alcolimetrici.

Una tragedia scampata, che poteva avere conseguenze ben più gravi. E' stato proprio l'allarme lanciato da Petito ai soccorritori a consentire di evitare il peggio al 44enne ferito più gravemente. Del gruppo facevano parte anche ragazzi dai 15 ai 18 anni.

VIDEO

LA TESTIMONIANZA

Il direttore sportivo Roberto Petito racconta gli attimi drammatici di domenica 
«Corpi e biciclette in aria: ho vissuto un incubo»

TARQUINIA - «Chi strillava, chi piangeva. In pochi secondi ho assistito ad una scena agghiacciante alla quale come genitore, come persona umana e come tecnico di ciclismo non avrei mai voluto assistere».  È molto provato Roberto Petito, il ds che domenica è stato testimone di una tragedia scampata.

«Ero in auto con l’altro mio collaboratore Fabio Bordacchini dietro i nostri allievi e una 15ina di amatori per l’allenamento che facciamo tutti insieme la domenica - racconta - quando ad un certo punto un automobilista alla guida di una Golf veniva in senso contrario, a folle velocità. Ho capito subito che non ci poteva essere margine di speranza, l’impatto con i circa 20 ciclisti è stato di una violenza tale che mentre vedevo volare in aria bici e persone ho pensato di fare i conti con più vittime. Il mio pensiero è andato rivolto subito ai miei sette ragazzini che cercavo tra i rottami di bici spezzate e altre persone rivolte a terra malconce. Ho guardato subito i ragazzi e me ne mancava uno all’appello, in un secondo ho visto un dramma. Ho cominciato la conta, finché non sono apparsi tutti e sette, a quel punto mi sono fiondato sul più grave di tutti. Ho visto il viso già tumefatto di sangue ed era Massimiliano Piras, nonché nostro socio e consigliere ad avere la peggio, riportando la frattura di tibia e perone, di una vertebra e qualche costola. Trasportato d’urgenza in eliambulanza a Roma, la può raccontare. Lui, come tutti i membri del gruppo che, a parte qualche botta e qualche taglio e il grande spavento, questa volta la possono raccontare».  

«La fortuna, se così possiamo dire - aggiunge Petito - è stata che dall’impatto che c’è stato potevamo contare delle vittime. Fortunatamente non è stato così. Abbiamo saputo gestire la situazione con freddezza. Gli investiti erano chi ammaccato, chi acciaccato, chi rotto, chi in panico; chi preso dalla paura e non potevano avere la capacità di poter gestire il soccorso. Dalla macchina abbiamo visto perfettamente l’auto arrivare nel senso frontale a grande velocità ed ho capito subito che l’impatto era inevitabile. Non c’erano le condizioni, i tempi e gli spazi di frenata per poter evitare l’impatto. Come la macchina ha frenato ha perso il controllo ed è rientrata al centro del gruppo. Stavamo facendo un percorso di allenamento, abbiamo fatto venire anche gli amatori di Civitavecchia più scaltri per stimolare i ragazzi ad un allenamento gara. Abbiamo cercato un percorso gara idoneo e giusto con poco traffico e poca viabilità e quel tratto di strada è l’ideale. Ma abbiamo trovato il pazzo di turno che ha fatto strike”. «E qui ritorna il discorso sicurezza stradale: - dice Petito - molte volte sono i ciclisti ad essere indisciplinati, ma in questo caso viaggiavano tutti in fila su una strada rurale a zero traffico. Il Governo dovrebbe investire i soldi su strutture pubbliche per  fare ciclodomi per il futuro dei nostri figli perché la biciclette esiste da oltre due secoli e non morirà domani».

(24 Mar 2019)

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