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Ciclisti investiti: oggi intervento chirurgico per Piras

Il 44enne è stato travolto insieme ad altri cinque da un’auto.  È ricoverato presso l’ospedale Gemelli di Roma 
Ferite lievi per gli altri. Sequestrata la Golf e ritirata la patente al pastore automobilista La testimonianza di Roberto Petito: “Ho visto corpi e biciclette in aria. Un incubo” VIDEO

TARQUINIA - Sarà sottoposto ad intervento chirurgico alla gamba oggi presso l’ospedale Gemelli di Roma, Massimiliano Piras, uno dei ciclisti travolti da un’auto domenica mattina a Tarquinia durante un allenamento-gara dei ragazzi allievi dell’Asd Fratelli Petito (sette) e degli amatori di Civitavecchia (circa quindici). 
In tutto poco più di una ventina di ciclisti erano impegnati lungo le strade di Borgo Dell’Argento, quando alcuni di loro sono stati travolti frontalmente da un’auto che sopraggiungeva in senso opposto ad alta velocità. 
La Golf, con alla guida un pastore del posto, ha perso il controllo nel tentativo di frenata di fronte alla carovana che procedeva con regolarità in fila indiana.
Dopo una carambola di diversi metri, l’auto ha impattato contro sei ciclisti del gruppo. 
Una scena apocalittica, vissuta in diretta dal direttore sportivo Roberto Petito e dal suo collega  Fabio Bordacchini. 
Piras, tesserato e consigliere della società sportiva, a seguito del forte impatto, è rimasto gravemente ferito perdendo i sensi. Necessario il trasporto in eliambulanza presso l’ospedale Gemelli di Roma a seguito della frattura scomposta di tibia e perone. Ma non solo. Il 44enne ha anche riportato fratture ad una vertebra cervicale e delle costole. Proprio nella giornata odierna i medici dell’ospedale romano tenteranno di  risistemare la tibia e il perone. Piras è  fuori pericolo di vita, ma ne avrà per quasi un anno intero prima di essere completamente riabilitato.  
Gli altri cinque ciclisti, tra i quali un 15enne medicato al San Paolo di Civitavecchia fortunatamente senza gravi conseguenze, dopo essere stati visitati, sono stati dimessi con diversi giorni di prognosi, tra i quattro e i sei giorni.
Sul posto, oltre ai medici del 118, e all’eliambulanza,  sono intervenuti anche i Carabinieri della stazione di Tarquinia per i rilievi del caso. L’auto è stata sottoposta a sequestro e al conducente è stata invece ritirata la patente in via precauzionale, in attesa dei referti dei feriti  e dell’esito degli esami tossicologico e alcolimetrici. 
Una tragedia scampata che poteva avere conseguenze ben più gravi, ma che per fortuna, come dice Petito, stavolta si può raccontare. 
E’ stato proprio l’allarme lanciato da Petito ai soccorritori a consentire la massima tempestività dei soccorsi in una zona peraltro sperduta. Grazie proprio alla lucidità di Petito che ha pensato bene di ricorrere alla tecnologia: con la localizzazione Whatsapp, la Croce Rossa ha potuto segnalare all’ambulanza il punto esatto dell'incidente.
Al vaglio ora le cause esatte dell’incidente. Intanto sui social piovono attestati di solidarietà ai ciclisti e a Petito.

«Buongiorno a tutti e grazie del vostro  calore - ha scritto qualche ora dopo uno dei ciclisti malcapitati, Orlando Di Donato - diciamo che sto bene a parte graffi e bruciature da struscio e spero che anche gli altri  possano piano  piano riprendersi. La cosa che ancora  mi fa tremare il cuore è che sono  ancora scosso  per l’accaduto, non è  facile metabolizzare  questa cosa: ti passa la vita davanti agli occhi e rivedi continuamente la scena di quella  macchina senza controllo venirti addosso sbandando a forte velocità  da destra a sinistra».

Solidarietà anche da chi doveva partecipare a quella giornata e per un’influenza ha rinunciato, trovandosi ora a riflettere se sia opportuno "abbandonare certi rischi".

VIDEO

 

LA TESTIMONIANZA

Il direttore sportivo Roberto Petito racconta gli attimi drammatici di domenica 
«Corpi e biciclette in aria: ho vissuto un incubo»

TARQUINIA - «Chi strillava, chi piangeva. In pochi secondi ho assistito ad una scena agghiacciante alla quale come genitore, come persona umana e come tecnico di ciclismo non avrei mai voluto assistere».  È molto provato Roberto Petito, il ds che domenica è stato testimone di una tragedia scampata.

«Ero in auto con l’altro mio collaboratore Fabio Bordacchini dietro i nostri allievi e una 15ina di amatori per l’allenamento che facciamo tutti insieme la domenica - racconta - quando ad un certo punto un automobilista alla guida di una Golf veniva in senso contrario, a folle velocità. Ho capito subito che non ci poteva essere margine di speranza, l’impatto con i circa 20 ciclisti è stato di una violenza tale che mentre vedevo volare in aria bici e persone ho pensato di fare i conti con più vittime. Il mio pensiero è andato rivolto subito ai miei sette ragazzini che cercavo tra i rottami di bici spezzate e altre persone rivolte a terra malconce. Ho guardato subito i ragazzi e me ne mancava uno all’appello, in un secondo ho visto un dramma. Ho cominciato la conta, finché non sono apparsi tutti e sette, a quel punto mi sono fiondato sul più grave di tutti. Ho visto il viso già tumefatto di sangue ed era Massimiliano Piras, nonché nostro socio e consigliere ad avere la peggio, riportando la frattura di tibia e perone, di una vertebra e qualche costola. Trasportato d’urgenza in eliambulanza a Roma, la può raccontare. Lui, come tutti i membri del gruppo che, a parte qualche botta e qualche taglio e il grande spavento, questa volta la possono raccontare».  

«La fortuna, se così possiamo dire - aggiunge Petito - è stata che dall’impatto che c’è stato potevamo contare delle vittime. Fortunatamente non è stato così. Abbiamo saputo gestire la situazione con freddezza. Gli investiti erano chi ammaccato, chi acciaccato, chi rotto, chi in panico; chi preso dalla paura e non potevano avere la capacità di poter gestire il soccorso. Dalla macchina abbiamo visto perfettamente l’auto arrivare nel senso frontale a grande velocità ed ho capito subito che l’impatto era inevitabile. Non c’erano le condizioni, i tempi e gli spazi di frenata per poter evitare l’impatto. Come la macchina ha frenato ha perso il controllo ed è rientrata al centro del gruppo. Stavamo facendo un percorso di allenamento, abbiamo fatto venire anche gli amatori di Civitavecchia più scaltri per stimolare i ragazzi ad un allenamento gara. Abbiamo cercato un percorso gara idoneo e giusto con poco traffico e poca viabilità e quel tratto di strada è l’ideale. Ma abbiamo trovato il pazzo di turno che ha fatto strike”. «E qui ritorna il discorso sicurezza stradale: - dice Petito - molte volte sono i ciclisti ad essere indisciplinati, ma in questo caso viaggiavano tutti in fila su una strada rurale a zero traffico. Il Governo dovrebbe investire i soldi su strutture pubbliche per  fare ciclodomi per il futuro dei nostri figli perché la biciclette esiste da oltre due secoli e non morirà domani».

(26 Mar 2019 - Ore 05:53)

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