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Due miliardi di occasioni perse

Enel, porto e Comune hanno realizzato opere che avrebbero dovuto costituire un moltiplicatore per il sistema locale, nello scalo fino al 2012 è prevista la spesa di un altro miliardo, ma occorre una svolta per la città. Intanto Piendibene, Gatti e Gaglione plaudono a Ciani

di MASSIMILIANO GRASSO

 

CIVITAVECCHIA -  Due miliardi di euro investiti negli ultimi dieci anni, un altro miliardo previsto per opere in porto da ora al 2012. Civitavecchia ha vissuto l’alba del terzo millennio come teatro, fra lo scalo, la trasformazione a carbone di Tvn ed i lavori pubblici del Comune, di una enorme quantità di investimenti pubblici e privati, che proseguiranno anche quando, tra pochi mesi, si chiuderanno i cantieri di Torre Nord. Solo la centrale è costata all’Enel 1 miliardo e mezzo di euro, a cui vanno aggiunti gli oltre 400 milioni investiti in porto tra il 1998 e quest’anno. Il Comune, soprattutto nei periodi delle amministrazioni Tidei e De Sio, ha realizzato opere per quasi 100 milioni di euro. E come annunciato l’altro ieri durante la presentazione della darsena traghetti dal presidente dell’Authority Fabio Ciani, nello scalo stanno partendo appalti pubblici ed altri investimenti privati per oltre 1 miliardo: si pensi ai 200 milioni di Cipe e Molo vespucci per le darsene traghetti e servizi e agli 800 milioni (di grandi gruppi privati) necessari a concludere le opere previste dal piano regolatore portuale con waterfront, darsena grandi masse, terminal passeggeri per le crociere e per le autostrade del mare. Di fronte a questi numeri, l’interrogativo nasce spontaneo: perché se è vero che gran parte dei lavori svolti erano di alta specializzazione e quindi comunque destinati a grandi imprese nazionali e internazionali, è altrettanto vero che almeno il 10-15% dei lavori è stato o avrebbe potuto essere svolto da ditte locali, per importi complessivi di decine e decine di milioni. Cosa è rimasto invece in termini di occupazione e reddito per il territorio? Dovrebbe essere questa una riflessione su cui la politica locale dovrebbe soffermarsi, insieme al sistema delle imprese.

Intanto, i capigruppo di Sinistra Democratica, Pd e Socialisti, Marco Piendibene, Alessio Gatti e Vincenzo Gaglione intervengono per \PORTOcommentare il lavoro svolto finora da Ciani alla guida dell’Authority: «Quando Fabio Ciani - affermano - si insediò a molo Vespucci fece capire subito che tra le tante cose che sarebbero cambiate, rispetto all’impronta impressa da chi l’aveva preceduto, non poteva passare inosservata la capacità di perseguire gli obiettivi strategici, dare allo scalo nuovi impulsi di sviluppo senza apparire troppo, con quel basso profilo non comune tra coloro che ricoprono incarichi di grande prestigio e responsabilità. La possibilità di approdo ai moli per 10 navi in contemporanea ed una superficie di servizi su quote diverse che ci porrebbe all’avanguardia assoluta tra i porti “hub” delle autostrade del mare. In quest’ottica non va sottovalutato che il project financing, per il quale auspichiamo una convinta adesione di armatori, aziende di trasporto, banche ed imprese, ha delle peculiarità molto interessanti. Intanto - proseguono - si tratta di un investimento di circa 300 milioni di euro che speriamo possano portare nuova linfa alle imprese locali impegnate nei lavori. Quello che ci preme sottolineare è però la novità del viadotto pedonale con aree esclusive per chi è senza mezzi al seguito. Un percorso sospeso attraverso il quale, tramite tapis roulant, il terminal di imbarco viene collegato alla stazione marittima, senza che il traffico pedonale interferisca con il piano carrabile. Un’attenzione verso coloro che, sempre più numerosi, decidono di viaggiare a piedi e che potrebbero rappresentare (se adeguatamente incentivati da chi amministra la città) un’importante risorsa per i nostri esercizi commerciali, per il mercato e per tutto ciò che saremo in grado realizzare per sviluppare una vocazione turistica degna di questo nome». «Siamo con Ciani dunque - concludono Piendibene, Gatti e Gaglione - sia perché ha avuto l’intuizione della razionalizzazione attraverso quel project ed anche perché ha dimostrato di saper lavorare in silenzio. Uno stile di cui si avverte un grande bisogno…».

(01 Lug 2008 - Ore 20:58)

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