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Epatite C, trattamenti in aumento

 La Simit: "A fine giugno in Italia sono stati oltre 185mila, ora la spallata finale"

Il virus dell’epatite C è una delle principali cause di morbilità e mortalità correlate al fegato. «A fine giugno risultavano in Italia oltre 185.000 trattamenti avviati e nella stragrande maggioranza già conclusi con successo. È giunto il momento per una spallata finale che porti all’eliminazione più vasta possibile del virus». Lo sottolinea la Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, in un comunicato. «Le disponibilità di una cura ad alta efficacia, che consente la definitiva eliminazione del virus in circa il 97% dei casi trattati, ha cambiato radicalmente la prognosi e il destino individuale di migliaia di pazienti - proseguono gli esperti della Simit - Tuttavia, considerando l’alta prevalenza di Hcv nella popolazione generale in Italia, per aumentare la diagnosi e il trattamento delle persone infette è necessario far emergere il sommerso, ossia quelle popolazioni che in termini epidemiologici sono le più rilevanti perché permettono la circolazione del virus». Proprio questo la Simit ha promosso oggi a Milano il convegno patrocinato da Regione Lombardia ‘Epatite C: stato dell’arte e modelli per l’emersione del sommerso’. «Oggi abbiamo a disposizione farmaci per combattere l’epatite C che sono così efficaci da assicurare nella quasi totalità dei casi l’eradicazione dell’infezione. In questo scenario bisogna allora individuare quali siano le popolazioni chiave nelle quali l’infezione si trova a circolare maggiormente e che quindi fanno da serbatoio dell’infezione - spiega Massimo Galli, presidente della Simit - con particolare riferimento ai tossicodipendenti per via endovenosa. Con l’evento di oggi abbiamo voluto offrire un’opportunità di confronto tra specialisti specificamente dedicati alla diagnosi e cura dell’epatite C e medici di medicina generale favorendo un approccio pratico e fattivo al problema. Verranno fornite indicazioni pratiche su come stabilire contatti e collaborazioni tra il medico di medicina generale e i centri prescrittori, al fine di facilitare l’invio dei pazienti al trattamento e la cogestione dello stesso tra medico di famiglia e specialista», ha concluso Galli.

(16 Lug 2019 - Ore 18:22)

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