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Il prezzo del pane continua a lievitare

Civitavecchia più vicina al cento nord: si va da 2 e 3,8 euro al chilogrammo. A livello nazionale aumenti del 30% negli ultimi due anni. Il presidente dell'Api: "Colpa delle politiche europee"

\CliccaCIVITAVECCHIA - Il pane è aumentato in media del 30 % a livello nazionale. Ciò che viene considerato un bene primario, in quasi tutta Italia ha raggiunto prezzi esorbitanti, se rapportati agli stipendi medi dei lavoratori. Civitavecchia in questo è in linea col nord della penisola, con un incremento di prezzo innegabile. Nessuna impennata stratosferica, ma aumenti concordati di prezzo che hanno portato al costo attuale che si aggira sui 2,00 euro al chilo. Lievitano i costi della farina, come pure quelli legati alla lavorazione del pane e di prodotti affini. La città che vanta il record negativo di costo è Ravenna: il pane arriva in alcuni casi anche a 7 euro al chilo. Campobasso invece rimane su prezzi accettabili: un chilo di pane parte da 0,99 centesimi di euro. Le disposizioni contenute all’interno del decreto Bersani, hanno riacceso in alcuni casi la competitività del settore panificatori, così da determinare la differenza di spesa soprattutto per ciò che riguarda la produzione. Così si ottiene un risultato neppure tanto imprevedibile: zone ad alta concentrazione di panifici, riescono a garantire prezzi maggiormente contenuti rispetto ad altre. In città la situazione è questa: 3,80 viene a costare un chilo di pane lavorato, mentre si arriva anche a 5 euro per 2 chili di pagnotta nostrana. Nei paesi limitrofi il copione non cambia. Arriva fino a 2,30 il prezzo stabilito a Ladispoli, mentre Cerveteri si ferma a 2,10. E’ di 2,52 euro il costo massimo di Santa Marinella, 2,70 quello di Tarquinia. Uniformati i costi di Allumiere e Tolfa: il prezzo maggiore è di 2,60 per il pane tipico del posto. Aumenti in linea col trend nazionale, va detto che l’indice di incremento medio dei costi per il pane è di 2,71 euro. Sulla questione è intervenuto Basilio Minichiello, presidente dell’Api (Associazione Italiana Panettieri, Pasticcieri & Affini): «Non si può negare il fatto che l’aumento ci sia stato - ha fatto sapere - determinato soprattutto dalla politica europea, che sposta l’attenzione sulle cosiddette colture alternative energetiche, che assicurano il premio di produttività anche a chi abbandona le coltivazioni tradizionali». Intanto i consumatori non concepiscono l’aumento, vedendosi spesso costretti, è proprio il caso di dirlo, a pagare profumatamente un prodotto che anche nelle epoche meno fortunate, veniva in qualche modo garantito. Intanto proprio mercoledì scorso il garante dei prezzi ha convocato un tavolo di confronto con i panificatori, puntando ad una riduzione di costo almeno pari al 10 %. Per il momento, in alcuni casi, sono calati solo i consumi.

(14 Mar 2008 - Ore 20:21)

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